/// Invia un contenuto >>

RAFFAELE LOMBARDO: UN PROCESSO INSENSATO LUNGO 11 ANNI

29 Marzo 2021

Rino Piscitello

Nessuna prova, nessun fatto, nessun riscontro, nessun reato

Esattamente 11 anni fa, il 29 marzo del 2010, Repubblica, giornale al quale qualcuno aveva illecitamente passato la notizia, pubblica il titolo a tutta pagina “Lombardo indagato”.

Seguono aperture di giornali, di telegiornali, e il mostro finisce ovunque in prima pagina. Nei giorni seguenti ben 16 aperture del TG1 delle ore 20 vengono dedicate alla vicenda Lombardo (successivamente lo stesso comitato di redazione censurerà il direttore Minzolini per l’accanimento dimostrato).

Un processo che per lunghi mesi sarà a mezzo stampa.

Lombardo sarebbe stato poi accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, reato già di per sé applicabile in quasi tutte le condizioni e con un grado di astrattezza nella fattispecie, tale da rendere vana gran parte dell’attività difensiva.

Da quel momento, al posto del giudizio, scatta il pregiudizio.

Nessuno capisce quali siano i fatti concreti sui quali si basa l’accusa.

E dopo 11 anni ancora non si comprende qual è il fatto sul quale si baserebbe il reato e quali favori Lombardo avrebbe fatto alla mafia.

A volte, anche ascoltando il processo, sembra che tutto si basi sulle uniche evidenze indiscutibili: Lombardo è siciliano; è un politico; è un ex democristiano; ha un grande consenso elettorale; è nato in una zona ad alta incidenza mafiosa ed ha persino frequentato (come Nitto Santapaola) le scuole dai salesiani (le ultime due cose sono state dette davvero).

E quindi come può non aver fatto favori alla mafia?

Il processo poi si fonda soltanto su inverosimili dichiarazioni di alcuni pentiti che parlano esclusivamente sulla base di sentito dire. Nessuna intercettazione telefonica o ambientale con un qualche riscontro.

Il postulato su cui si basa l’intero dibattito sembra essere: “Lombardo è colpevole perché ovviamente Lombardo è colpevole”.

E dato per assunto il postulato ci si può costruire sopra tutti i teoremi possibili.

Ci assumiamo quindi la responsabilità di dirlo: l’accanimento contro Lombardo a noi sembra una caccia alle streghe basata assolutamente sul nulla, anzi basata esclusivamente sul pregiudizio.

Ma c’è un altro dato sul quale occorre riflettere: un cittadino è indagato e sottoposto a un processo da ben 11 anni, addirittura avendo scelto la procedura abbreviata.

Raffaele Lombardo aveva 59 anni ed era il Presidente della Regione Siciliana quando Repubblica rivelò che era indagato. Adesso ne ha settanta.

Una vergogna assoluta.

Ricapitoliamo le diverse fasi del processo. Malgrado la Procura avesse chiesto l’archiviazione, il Gip non accettò la proposta della Procura e chiese l’imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa.

Lombardo venne condannato in primo grado e assolto in appello. La Corte di Cassazione ha poi annullato con rinvio e l’appello bis si concluderà a breve.

A seguito della richiesta di rinvio a giudizio, Lombardo si dimise da Presidente della Regione dichiarando “Da più parti mi è stato chiesto di non dimettermi, ma io oggi farò seguito a ciò che avevo detto da tempo. Affronterò il giudizio del giudice da cittadino”.

E così ha fatto per tutti questi lunghi anni con una condotta processuale esemplare.

Certo Raffaele Lombardo avrà fatto anche tanti errori (chi non ne ha fatto?), ma gli errori non sono reati e in questo processo senza prove e senza riscontri non si capisce neanche quale sia il reato.

Un’ultima questione ci sembra doveroso porre.

Lombardo è stato il leader del Movimento per l’Autonomia, un partito nato e cresciuto in Sicilia e questo non è mai stato tollerato.

Ha sdoganato e difeso l’Autonomia e lo Statuto siciliano dei quali non si parlava davvero più.

Ha rilanciato la battaglia sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto, altro tema rimosso dalla politica.

Ha bloccato il megaaffare dei termovalorizzatori che avrebbero portato in Sicilia l’immondizia di mezza Italia, scontrandosi con enormi potentati economici e imprenditoriali.

Ha bloccato gli affari delle pale eoliche, in gran parte neanche collegate alla rete, e sulle quali vi erano palesi infiltrazioni mafiose.

E ha tenuto alte le richieste di riequilibrio infrastrutturale, economico e sociale della Sicilia.

La Sicilia ha certamente un debito con lui.

E non possiamo nasconderlo. Da 11 anni abbiamo l’impressione che dietro i toni violenti dell’attacco al Presidente Lombardo vi sia stato anche un pregiudizio sulla Sicilia e il non avergli mai perdonato l’ardire della sua autonomia.

/// Prima pagina

/// Articoli correlati

Il tuo contenuto è stato inviato correttamente.
Riceverai l'url da condividere dopo la pubblicazione