Una montagna di soldi che non ha creato lavoro e quasi mai è andata ai poveri

Il reddito di cittadinanza in Italia va a 3 milioni e mezzo di persone, circa 1 milione e mezzo di nuclei familiari e l’importo medio mensile che viene erogato è di 579 euro.
Lo si ricava da uno studio della CGIA di Mestre, associazione di artigiani e piccole imprese.
Il costo dalla metà del 2019 (quando è stata approvata la legge) a tutto il 2021 è di circa 20 miliardi. Praticamente una finanziaria.
In Sicilia prendono il reddito e la pensione di cittadinanza quasi 300.000 famiglie con settecentomila componenti con un importo medio mensile di circa 600 euro.
Una montagna di soldi che quasi mai è andata davvero alla povera gente.
Una legge che è stata costruita senza sistemi di controllo e di sicurezza.
Per percepire il reddito, basta poco più di una semplice dichiarazione.
Per cui si scopre che percepiscono il reddito un enorme parte dei componenti della criminalità organizzata tra i quali in prima fila gli spacciatori.
E poi un esercito di figli di papà che si staccano dallo stato di famiglia, e dichiarano di abitare in improbabili catapecchie.
E ancora è stato scoperto che a migliaia si recavano all’estero, prendevano la residenza in Belgio o in Germania e incassavano doppio reddito di cittadinanza non informando della doppia residenza.
Si è trattato del più clamoroso e numeroso incubatore di truffe della storia d’Italia.
Nessuno vuole eludere la necessità di forme di aiuto nei confronti della parte debole della popolazione, ma occorre immaginare un sistema di controlli e di lotta agli abusi che renda sostenibile l’eventuale norma e che sia davvero un investimento dello Stato contro la povertà e che soprattutto aiuti a mettere in contatto lavoratori e imprese che hanno bisogno di loro.




