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REGIONE: PRONTI PER PAGAMENTI 3 MILIARDI E DUECENTO MILIONI

3 Agosto 2021

di: Francesco Cimò

Armao – Procedure lente per scelte sbagliate precedente governo

Sono state completate le complesse operazioni di riaccertamento ordinario per l’esercizio finanziario del 2020.

Questa operazione ha consentito all’Assessorato per l’Economia, guidato dall’assessore Gaetano Armao, di liberare tre miliardi e duecento milioni che sono divenuti così immediatamente disponibili per pagamenti ad enti, imprese e persone.

Questo sistema così farraginoso è dovuto a una scelta assolutamente inopportuna della precedente legislatura regionale, che ancora pesa fortemente sulla Regione.

L’allora assessore all’Economia, il romano Alessandro Baccei, inviato come proconsole in Sicilia, propose di recepire senza modifiche sostanziali il Decreto Legislativo n. 118 del 2011 relativo sistemi contabili degli enti locali che, tra le altre cose, obbligava la Regione ad un riaccertamento straordinario di crediti e debiti (cosa che comportò l’abbuono allo Stato, senza approfondita verifica, di crediti per svariati miliardi), e obbliga ad un riaccertamento ordinario ogni anno.

Quest’ultimo obbligo determina che prima di rendere disponibili i pagamenti, la Regione deve rivedere tutte le decine di migliaia di partite verificando ai fini del rendiconto le ragioni del loro mantenimento; e questo determina un’inevitabile perdita di tempo.

La Regione Siciliana (con un bilancio triennale di 90 miliardi di euro deve, come il più piccolo comune italiano, adattare le proprie regole di contabilità a norme difficilmente adattabili ai modi e ai tempi necessari a una grande Regione a Statuto speciale e ciò non è modificabile se non d’intesa con il Ministero dell’Economia.

“Paghiamo tutti – sottolinea l’Assessore Armao – una scelta sbagliata della precedente legislatura che, attraverso la Riforma della contabilità regionale, ormai pronta per il Parlamento, il Governo Musumeci conta di modificare con le forze politiche che lo vorranno, cercando di recuperare margini di autonomia svenduta da chi ci ha preceduto dimostrando a Roma che la Regione siciliana, con le funzioni che in altre parti d’Italia svolge lo Stato, non può dare le dovute risposte a cittadini ed imprese con le stesse regole previste per il comune di Morterone (il più piccolo d’Italia, 29 abitanti).“

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