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REPORT, POPULISMO E ANTIMAFIA DI FACCIATA

28 Novembre 2023

Redazione

PALESE E INACCETTABILE MASSACRO MEDIATICO

Da tempo ormai non guardiamo la trasmissione televisiva Report che per i nostri gusti ha sempre dimostrato una partigianeria non comune.

Ieri però un amico ha ritenuto opportuno inviarci il video di uno spezzone della trasmissione di ben trentanove minuti e cinquantadue secondi che non aveva né capo né coda.

Pezzo di una strumentalità senza paragoni che spazia da Cuffaro fino ad arrivare ai problemi dell’ortopedia siciliana.

Un miscuglio di argomenti completamente slegati fra di loro che trovavano un unico comune denominatore soltanto nella volontà di attaccare Cuffaro e il suo Partito, al quale per chiarezza non ci siamo mai sentiti particolarmente vicini.

Ma il palese e inaccettabile massacro mediatico senza inserire alcun elemento di motivazione ci fa rabbrividire, chiunque ne sia colpito.

Il pretesto? La scoperta che il padre dell’assessora Nuccia Albano, morto 58 anni fa, era un mafioso.

Ai tempi della morte del padre, la Albano aveva appena quindici anni. E nei 58 anni successivi, nei quali ha svolto l’attività di medico legale, mai nessuno ha potuto minimamente associarla a vicende poco trasparenti.

Ma secondo la giornalista di Report avrebbe dovuto comunicare a tutti e tutti i giorni la sua storia familiare, e magari scontare senza colpa la pena del disprezzo sociale.

Da lì la trasmissione si lancia in un excursus che passando da Borgetto, paese natale dell’Albano, ricostruisce (male) le vicende del bandito Giuliano, dei suoi rapporti con la mafia e di Portella delle Ginestre. Per poi arrivare senza alcun nesso logico ai problemi della sanità siciliana, agli ospedali senza medici, all’ospedale Giglio di Cefalù, alla mancanza di ortopedici, e così via.

Con questo sistema, anche i misfatti del bandito Giuliano possono essere accostati a Cuffaro.

E intorno al pezzo, nei sorrisi e nelle interviste agli anziani, sembrava persino trasparire un pregiudizio nei confronti della Sicilia.

Populismo e antimafia di facciata che non costano davvero nulla.

Negli anni ne abbiamo viste tante. Ma niente mai, a nostro parere, ha eguagliato in negativo quella puntata di Report.

Abbiamo criticato spesso Cuffaro, ma decidere tocca agli elettori

Abbiamo criticato spesso Cuffaro. Noi, nei suoi panni, non avremmo ricominciato a fare politica. Saremmo andati davvero in Africa o ci saremmo goduti la famiglia. Cuffaro è troppo scafato per non sapere che la sua condanna lo seguirà sempre a prescindere dalla riabilitazione. La politica ha le sue stagioni, e non è obbligatorio viverle tutte. Ci sono tanti modi per redimersi quando uno decide di farlo.

Ma tocca a Cuffaro decidere. Forse non è giusto, ma è così. Adesso è un cittadino libero. E nessuno sciacallo può permettersi di dirgli quello che deve o non deve fare. E alla fine gli elettori sceglieranno.

Non sarà certo l’esasperato moralismo di una giornalista o il volersi sentire rivoluzionari di alcuni suoi colleghi militanti che impediranno agli elettori di premiare o punire Cuffaro secondo la loro libera scelta.

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