I siti siciliani sono tra i meno idonei

Torniamo sulla questione rifiuti radioattivi per spiegare perché la Sicilia non può ospitare il deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei suddetti rifiuti.
La SOGIN, società pubblica incaricata di gestire le questioni legato allo smaltimento, ha elaborato l’elenco dei siti idonei ad ospitare il deposito.
L’elenco è stato coperto dal segreto fino a qualche giorno fa.
I siti sono 67 e 4 di loro sono in Sicilia: Trapani, Calatafimi – Segesta, l’area fra Castellana Sicula e Petralia Sottana, Butera.
Il deposito è “un ‘villaggio’ con 90 costruzioni su un’area di 150 ettari che dovrà ospitare, per 40 anni, 78mila metri cubi di rifiuti a bassissima e bassa attività e altri 17mila metri cubi di scorie ad alta attività”.
I criteri per l’individuazione dei siti sono molto rigidi e vanno dalla facilità dei trasporti, agli insediamenti di centri abitati nelle vicinanze, all’importanza della zona sul piano agrario e sul piano naturale, etc.
Vi è quindi un’ulteriore classificazione in 4 fasce: classe A1 (molto buona), classe A2 (buona), classe B (insulare), classe C (area in zona sismica 2).
Ebbene, come è ovvio, nessuno dei quattro siti siciliani è in zona buona o molto buona in quanto si tratta di siti insulari nei quali i trasporti sono ovviamente più difficoltosi. Tre di questi (le due aree in provincia di Trapani e l’area in provincia di Palermo) si trovano anche in zona sismica 2 nella quale è ovviamente poco opportuno costruire un deposito con quelle caratteristiche.
Sulla base quindi degli stessi criteri della SOGIN, la Sicilia non dovrebbe correre alcun rischio ma, come dicevano i nostri antenati, “cu si vardò si salvò” e quindi bene fa il Governo Musumeci a predisporre un ulteriore studio al fine di impedire anche la più lontana ipotesi di costruzione di un deposito di scorie nucleari nella nostra isola.





