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SICCITÀ E DESERTIFICAZIONE IN SICILIA

12 Febbraio 2021

Redazione

Riceviamo e pubblichiamo un interessante e utile riflessione dell’Architetto Vera Greco su una tematica di grande interesse per la nostra isola.

La desertificazione della Sicilia: cosa fare per fermarla?

Vedere l’Alcantara quasi secco, con le meravigliose gole lambite dalla sabbia, mi  ha fatto una certa impressione, vi assicuro. E sentire le ragioni per cui lo è, descritte da un funzionario del Parco con la rassegnazione di chi non può fare niente e deve rassegnarsi al triste destino, è ancora peggio. Perchè la causa di questa mancanza d’acqua è la più banale elementare che possiamo immaginare, la siccità: in Sicilia non piove. Ogni anno sempre meno, estati torride e quando la pioggia si decide a scendere giù dal cielo, il più delle volte lo fa in maniera violenta, allaga tutto, inonda, seppellisce campi e colture, a volte uccide anche persone. Insomma, fa molto danno. Ma possiamo stare così a guardare, inermi, preda di un destino scritto da una razza, quella umana, che a furia di credersi intelligente, fa cose così stupide e autolesioniste come scaricare quantità non assorbibili in atmosfera di veleni e anidride carbonica, che hanno provocato un cambiamento climatico terrificante? 

E allora, la prima cosa da fare è rendersi conto che l’acqua è un bene prezioso, e che l’acqua piovana lo è primariamente. Quindi non va sprecata, ma al contrario, va raccolta ed immagazzinata. La seconda è quella di riutilizzare l’acqua consumata, per recuperarla ed immetterla nel ciclo attivo secondo le leggi naturali della circolarità. La terza è quella di assumere una consapevolezza che la Natura sa già far benissimo questo lavoro, e basta guardare ad essa per imparare le migliori tecniche, in accordo e non in contrasto, o sopraffazione – coma abbiamo fatto finora- con essa. Si chiamano “Nature Based Solutions” e sono appunto le soluzioni tecnico-ingegneristiche che mutuano dalla natura i processi costruttivi ed organizzativi, come ad esempio la fitodepurazione, cioè la depurazione delle acque bianche, grigie e nere con bacini naturali di lagunaggio, ossigenazione e filtrazione, che grazie al lavoro delle piante, assolvono a questo compito senza ricorrere a cemento, sostanze chimiche, elettricità, e configurano paesaggi naturali in opposizione ai tradizionali impianti di depurazione, che sembrano – e sono, in realtà- una centrale chimica.

Allora l’imperativo è:

  • rendere di nuovo permeabile il terreno che a causa dell’urbanizzazione indiscriminata è stato impermeabilizzato, con la conseguenza che il suolo non possiede più né il potere filtrante né quello depurativo, (avete presente le superfici asfaltate dei parcheggi, ad esempio dei centri commerciali o dei grandi supermercati?) E quest’azione va condotta a tutti i livelli, da quello micro della casa unifamiliare al grande servizio tipo ospedale o supermercato;
  • ripristinare la naturalità dei corsi d’acqua e delle incisioni torrentizie, di modo che invece di avere argini rettificati dove l’acqua corre a velocità autostradali, o peggio, corsi d’acqua intubati, si torni all’andamento meandriforme che rallenta la velocità, con zone che fungono da bacini di laminazione, grazie ai quali si frena l’impetuosità dell’acqua drenandola nelle falde sottostanti; 
  • raccogliere le acque piovane con sistemi di sapienza antica (cisterne, pozzi ecc.), e sistemi moderni per quelle provenienti dagli insediamenti urbani, per esempio i “rain gardens”, letteralmente giardini della pioggia, che possono essere le aiuole o le rotonde stradali, fasce vegetate e drenanti nei parcheggi, ma anche intere piazze o giardini, posti nei punti nodali di raccolta e compluvio delle acque;
  • e poi, e sempre, piantare alberi, piantare alberi, piantare alberi. Alberi che appartengono alla storia e alla geografia di questa terra, e non specie aliene che impoveriscono e rendono ancora più fragile l’ecosistema.

Ma adesso, cosa possiamo fare per riportare l’Alcantara alla sua primaria funzione ecologica (senza contare i risvolti economici dell’attrazione turistica delle Gole), così come per tutti i corsi d’acqua che a causa della siccità e della desertificazione potrebbero più non esistere o trasformarsi in rigagnoli, scenario che dovrebbe farci semplicemente rabbrividire, per quello che significa per la nostra vita, la nostra sopravvivenza, e la nostra economia?

Possiamo individuare la rete ecologica dove insiste questa “infrastruttura blu”, e quindi raccogliere le acque piovane delle aree che vi afferiscono rendendo di nuovo permeabile il terreno, decementificare ove presenti sponde ed argini, eliminare le barriere rigide, e invece renderle “morbide”, soprattutto con l’ingegneria naturalistica. E poi, depurare BENE le acque reflue e di scarto dei comuni e dei territori afferenti al bacino dell’Alcantara, utilizzando le Nature Based Solutions, e reimmettendo acque pulite nella rete idrica del fiume. Queste due azioni sono in grado di ripristinare e anzi aumentare il livello idrico del fiume, con tutti i benefici ed i servizi ecosistemici che ciò comporta: potenziamento dell’infrastruttura blu, aumento della vita vegetale ed animale, ripristino della biodiversità, salvaguarda dell’equilibrio ecologico ed ambientale, e quindi CONTRASTO E LOTTA ALLA DESERTIFICAZIONE.

Siamo indietro anni luce su questi temi, alla base delle politiche dell’Europa, e della transizione ecologica su cui si fondano gli strumenti base della programmazione per i prossimi anni: GREEN DEAL e RECOVERY PLAN. Più presto comprenderemo ed agiremo e più velocemente potremo contrastare il temibile processo di inaridimento del suolo e desertificazione già in atto e certificato dall’ISPRA. Altrimenti rassegnamoci ad avere un deserto invece di quel paradiso terrestre che il Padreterno ci ha regalato. Ma io non mi rassegno.

Arch.Vera Greco

Segretario  della  Sezione Sicilia  dell’Associazione  Italiana  di  Architettura  del Paesaggio

Precedenti  incarichi: 

Direttore della  Galleria Regionale  di Palazzo Bellomo  di Siracusa

Soprintendente  ai Beni Culturali e Ambientali  di Ragusa e di Catania

Direttore del Museo  Regionale  della  Ceramica  di Caltagirone

Direttore del Parco Naxos Taormina

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