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STIMA SUI COSTI DELL’INSULARITÀ NEL 75ESIMO ANNIVERSARIO DELLO STATUTO

17 Maggio 2021

Rino Piscitello

L’insularità costa annualmente alla Sicilia 6 miliardi. Potremmo fare un Ponte l’anno

Occorre riconoscere all’assessore all’Economia Gaetano Armao la capacità di guardare oltre e di riuscire a centrare i veri problemi dello sviluppo della nostra isola.

La facoltà di individuare le nuove frontiere dell’autonomia inserendo lo Statuto in una dinamica di modernità che non nega la specialità ma provvede anzi ad esaltarla.

L’assessore Armao si è reso protagonista e promotore di uno studio che stima i costi dell’insularità per la Sicilia anche sulla scorta di un confronto con le istituzioni europee-.

La redazione del rapporto è stata resa possibile grazie al Nucleo di Valutazione e Verifica degli Investimenti Pubblici (NVVIP) e al Servizio Statistica ed Analisi Economica dell’Assessorato dell’Economia con il supporto dell’Istituto di Ricerca Prometeia e del Gruppo di Lavoro sull’insularità in Sicilia, istituito presso l’Assessorato Regionale dell’Economia, composto da studiosi delle Università siciliane e nazionali nonché da esperti in materia.

Nel giorno della celebrazione del 75esimo anniversario dell’Autonomia siciliana, la Regione ha pubblicato il rapporto definitivo sulla “Stima sui costi dell’insularità per la Sicilia”, per sottolinearne quanto ancora attuali siano le esigenze di riscatto dei siciliani a fondamento dell’autonomia regionale e lo ha trasmesso al Ministero delle Regioni e le Autonomie ed alla Commissione paritetica.

Ildocumento fornisce la compiuta stima degli effetti determinati dalla condizione di insularità sull’economia dell’Isola.

La Sicilia, come è noto, sconta un grave divario socio-economico rispetto al resto d’Italia ed i principali dati, a riguardo, restituiscono una fotografia allarmante per la presenza di forti squilibri occupazionali, un’elevata quota di popolazione a rischio povertà, maggiori costi per i trasporti, arretratezza e sperequazione infrastrutturale.

Tale contesto di divario risulta ulteriormente aggravato dalla condizione d’insularità, intesa come discontinuità territoriale, che aggiunge criticità di natura economica, trasportistica, ambientale, sociale e demografica determinando un oggettivo svantaggio rispetto ai territori continentali.

Lo studio offre un’indicazione chiara sui costi che cittadini ed imprese di Sicilia debbono sopportare a causa degli svantaggi determinati dalla condizione di insularità, costi che svolgono gli effetti di una tassazione implicita, paradossale, oltre che ingiusta e per questo inaccettabile sul piano del principio di eguaglianza, per una Regione che è ancora, purtroppo, tra le più povere d’Europa.

Secondo le risultanze dello studio promosso dall’Assessorato all’Economia dalla Regione Siciliana, il costo annuo derivante dall’insularità è confermato a oltre 6 miliardi di euro, e corrisponde quindi ad una sorta di tassa occulta pari a circa 1.200 euro per ogni siciliano, aggravando significativamente l’economia di persone, famiglie, imprese. E questi costi equivalgono a quelli della realizzazione del Ponte sullo Stretto (se ne potrebbe realizzare quasi uno l’anno) o alla perdita di PIL determinata nel 2020 dalla Pandemia da Covid-19 (come se la Sicilia subisse ogni anno gli effetti economici di una pandemia).

Lo studio avrà rilevanti effetti sul negoziato finanziario tra lo Stato e la Regione Siciliana.

Occorre ricordare infatti che la legge statale di bilancio per il 2021  all’art. 1, comma 690, ha stabilito che entro il 30 giugno 2021, in attuazione del principio di leale collaborazione, la Commissione paritetica per l’attuazione dello Statuto della Regione Siciliana, avvalendosi degli studi e delle analisi di amministrazioni, enti statali e della stessa Regione, debba elaborare: “stime economiche e finanziarie sulla condizione di insularità della medesima Regione”.

E questo attribuisce allo studio una diversa prospettiva trasformandolo in uno strumento di negoziazione tra Governo centrale e Regione, che dovrà sortire effetti sulla perequazione infrastrutturale e quella fiscale.

E ovviamente, la valutazione cui giungerà la Commissione paritetica, alla luce della giurisprudenza costituzionale, non potrà essere disattesa da nessuna delle due parti.

“A distanza di 75 anni da quel 15 maggio 1946 – sottolinea il Vicepresidente ed Assessore all’Economia della Regione siciliana – nel quale fu riconosciuta l’Autonomia della Sicilia, non si è purtroppo ancora colmato, nel nostro Paese, il divario economico, sociale e territoriale. Un divario prettamente infrastrutturale, che determina un’insostenibile tassa occulta a carico dei siciliani.“

“La condizione di insularità – aggiunge Armao – impone oggi l’adozione di scelte politiche di contrasto, a cui il Governo Musumeci di certo non si sottrae, commisurate all’entità degli svantaggi che devono essere mitigati o rimossi, ma anche ai possibili vantaggi che ne potrebbero derivare. Basti solo pensare che la creazione di un sistema di collegamento stabile dello Stretto di Messina, riducendo la distanza geografica tra la Sicilia ed il Continente potrebbe contenere significativamente i costi dell’insularità.”

Il documento è scaricabile in formato PDF al linkhttp://pti.regione.sicilia.it/portal/pls/portal/docs/152986797.PDF

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