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STRAGE VIA D’AMELIO: LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

21 Gennaio 2021

Rino Piscitello

Delitto di mafia con gravissimo depistaggio

L’omicidio del Giudice Borsellino e della sua scorta fu “un tragico delitto di mafia dovuto a una ben precisa strategia del terrore adottata da Cosa nostra. Ogni tentativo di attribuire una diversa paternità a tale insana scelta di morte non può trovare accoglimento.”
Queste le conclusioni emerse dalla motivazione della sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta sulla strage di via D’Amelio.
”Allo stato, il quadro probatorio appare immutato rispetto a quello già considerato dalla Suprema Corte di Cassazione nella pronuncia del 2003, non sussistendo altri elementi probatori per dire che la strage abbia avuto una causale diversa dalla matrice mafìosa.”
Nel novembre 2019 la Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta, condannò all’ergastolo il boss Salvatore Madonia come mandante e Vittorio Tutino come esecutore materiale della strage nella quale restarono uccisi Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. La Corte condannò inoltre a 10 anni per calunnia i falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci e dichiarato prescritto il reato di calunnia per il quale era imputato Vincenzo Scarantino.
Adesso sono state rese pubbliche le motivazioni della sentenza.
Vi fu dopo la strage – si legge nelle motivazioni – “uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”, ed occorre “interrogarsi sulle finalità realmente perseguite dai soggetti, inseriti negli apparati dello Stato, che si resero protagonisti di questo disegno criminoso’’.
Fu “costituita una verità che in un determinato momento storico si è voluta accreditare”.
Le prove raccolte sembrano provare la partecipazione anche di “altri soggetti o gruppi di potere interessati alla eliminazione del magistrato”. Ma ”non sussiste alcuna prova che consente di collegare la trattativa Stato-mafia con la deliberazione della strage di Via D’Amelio”. La mafia aveva già infatti deciso la morte di Borsellino fin dagli anni ’80.

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