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TRISTE, SOLITARIO Y FINAL

26 Agosto 2021

Redazione

Il malinconico e disperato crollo del “sinnacollando”

L’uomo che per anni ha rappresentato il volto di una nuova Palermo, che ne ha incarnato le speranze e il desiderio di modernità, che era riuscito a mettere insieme nella “capitale” di Sicilia la borghesia professionale e il proletariato urbano, si aggira oggi per le stanze di Palazzo delle Aquile incapace di comprendere che una stagione è finita e che gli antichi fasti si sono ormai volatilizzati.

Anche la sua espressione e persino le caratteristiche somatiche del suo volto tradiscono il crollo e il disorientamento di un uomo che non è che l’ombra di quello che fu.

Vi è un momento nel quale ognuno deve riconoscere che è arrivata l’ora di salutare il pubblico dell’ultimo spettacolo e inaugurare la stagione dei ricordi.

Quando non si approfitta di quel momento e lo si lascia andare, si rende un pessimo servizio al proprio passato e a ciò che di buono si era costruito.

Leoluca Orlando ha iniziato la sua parabola discendente ormai da un bel pezzo e la città ne risente in modo pesantissimo.

Le mille bare insepolte del cimitero dei Rotoli, la spazzatura a montagne, il traffico paralizzato e i mille problemi non affrontati non sono più il risultato di una cattiva amministrazione, bensì di un’assoluta assenza di amministrazione, della totale immobilità di chi non è più in grado di affrontare i problemi.

E il sindaco sembra un pugile suonato, che ha già tolto i guantoni ed è seduto all’angolo del ring aspettando che l’arbitro comunichi la vittoria dell’avversario.

E mentre aumenta la rabbia dei cittadini, cresce la sensazione di tristezza di chi lo ha conosciuto in altri momenti della sua vita.

Il suo schieramento non ha alcuna possibilità di riprendersi la città l’anno prossimo e la vittoria del centrodestra appare ormai certa, ma la città dovrà affrontare ancora lunghi mesi di agonia prima delle elezioni.

Prima di quel risultato inevitabile e anche prima di un’eventuale sfiducia, a Orlando rimane un’ultima via d’uscita: lasciare di sua volontà.

Se andasse via adesso ed ammettesse la sconfitta, forse anche gli avversari gli concederebbero l’onore delle armi.

Se solo la sua antica superbia non gli impedisse di comprendere che agli occhi di tutti appare ormai, come il titolo di un libro di Osvaldo Soriano: “Triste, solitario y final”.

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