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TUTELARE E DIFFONDERE LA LINGUA SICILIANA

22 Febbraio 2021

Rino Piscitello

Ieri, 21 febbraio, giornata internazionale della lingua madre

L’UNESCO, – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura – ha istituito per il 21 febbraio di ogni anno la “Giornata Internazionale della Lingua Madre” per promuovere la madrelingua, la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo.

La giornata del 21 febbraio è stata riconosciuta anche dall’Assemblea Generale dell’ONU.

La giornata è stata scelta per ricordare il 21 febbraio 1952, quando diversi studenti bengalesi dell’Università di Dacca furono uccisi dalle forze di polizia del Pakistan (che allora comprendeva anche il Bangladesh) mentre protestavano per il riconoscimento del bengalese come lingua ufficiale.

Nella nostra isola ovviamente le lingue madri di ognuno di noi sono due: l’Italiano che abbiamo parlato da quando siamo nati e abbiamo perfezionato a scuola e il Siciliano che abbiamo ascoltato fin dalla nascita ma che spesso, per limitazioni imposte, non abbiamo imparato a parlare correttamente pur quasi sempre comprendendolo.

La lingua siciliana, perché di lingua si tratta, è stata di fatto vietata nelle scuole e ridotta a lingua della povera gente e spesso delle volgarità.

Ma per noi è stata la lingua delle prime emozioni, delle tenerezze, delle ninne nanne. La lingua dei nostri nonni.

L’unica lingua nella quale ci esprimevamo bene per organizzare I nostril giochi.

Ed è stata anche la lingua delle piccole complicità, dei primi segreti.

Ma in pochi hanno avuto la consapevolezza che quella fosse stata davvero la lingua che si parlava in Sicilia fino al 1860 e poi per tanti anni ancora finchè il conformismo culturale non impose l’Italiano come unica lingua per gli affari e la burocrazia.

I sostenitori dell’Italiano come lingua unica sostengono che il Siciliano è un dialetto e come tale quindi non può essere considerate lingua madre.

Noi non la pensiamo così, perchè, concordando con quanto afferma Wikipedia, consideriamo madrelingua “ognuna delle lingue naturali che vengono apprese dall’individuo stesso per mezzo del processo naturale e spontaneo detto acquisizione linguistica, indipendentemente dall’eventuale istruzione”. E, se questo è vero, ovviamente anche il siciliano è madrelingua.

E le lingue madri vanno difese e tutelate il 21 febbraio e gli altri 364 giorni del calendario.

Nelson Mandela diceva: Parlare a qualcuno in una lingua che comprende consente di raggiungere il suo cervello. Parlargli nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore“.

In Sicilia la difesa e la tutela della lingua siciliana, della sua cultura, delle sue tradizioni non è molto sviluppata e l’importanza della diffusione della lingua è molto sottovalutata.

Dal 1951 il Centro di studi filologici e linguistici siciliani, con sede presso l’Università di Palermo, promuove gli studi sul siciliano antico e moderno, per un corretto approccio alla storia linguistica della Sicilia. Il Centro è presieduto dall’ottimo professor Giovanni Ruffino e costituisce uno dei pochissimi presidi di qualità a tutela della nostra cultura linguistica.

Con la legge numero 9 del 2011 la Regione Siciliana ha avviato un importante, ma ancora timido, tentativo di diffusione della cultura siciliana nelle scuole all’interno delle quote regionali previste dalla legge nazionale.

Il comma 1 dell’articolo 1 recita: “La Regione promuove la valorizzazione e l’insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole di ogni ordine e grado.”

Ma questo è ovviamente ancora troppo poco.

Nelle scuole siciliane va insegnata anche la lingua siciliana: scriverla, leggerla e parlarla.

E la lingua va tutelata e diffusa in tutti i contesti con interventi legislativi a sua difesa.

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