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UN MOVIMENTO SICILIANISTA PER FERMARE IL FRONTE DEL NORD

1 Marzo 2021

Rino Piscitello

Nessuno ci difenderà al posto nostro

Ci sono diversi modi di rispondere al rinnovato attacco dei poteri forti del Nord del Paese nei confronti del Sud.

Diversi modi di reagire alla favoletta suicida di economisti da terza elementare secondo la quale la Sicilia e il Sud sarebbero le carrozze e il Nord la locomotiva, e. se non riparte prima la locomotiva, le carrozze restano ferme.

Diversi modi di reagire alla formazione di un governo che, pur ingenerando grandi speranze, nella sua formazione ha ignorato l’esistenza della Sicilia e ricordato appena l’esistenza del Sud.

Si può rispondere a torto, assecondando un radicato complesso di inferiorità, secondo il quale la struttura produttiva siciliana e meridionale non è in grado di avviare una seria ripresa economica della quale peraltro, secondo questa bizzarra teoria, si avvantaggerebbe la criminalità mafiosa, oppure si può, a ragione, pretendere che l’Italia investa tutto quello che ha nello sviluppo del Mezzogiorno con un grande piano di rilancio che recuperi il gap infrastrutturale, economico e sociale tra le diverse parti del Paese, con la consapevolezza che solo questa scelta consentirà il rilancio economico dell’intero Paese.

Si può rispondere, a torto, aderendo alla teoria razzista di un’incapacità genetica dei meridionali ad industriarsi e ad investire nello sviluppo, oppure si può, a ragione, reagire dimostrando con semplici dati alla mano che i poteri forti del nord del paese alleati ad un sistema politico ad essi asservito hanno per decenni immaginato e costruito l’Italia con un Nord sviluppato e un Sud assistito.

Si può infine rispondere a torto, mostrando tutti i sintomi della sindrome di Stoccolma, che la responsabilità è della classe politica siciliana e meridionale che sarebbero inadeguate, e, con una frase banale, che non ha importanza da che territorio vengono i ministri ma che contano le politiche di governo, oppure si può, a ragione, ribadire con forza da un lato che la nostra classe politica è in buona parte inadeguata, ma comunque uguale a quella di tutto il resto d’Italia e dall’altro che se vi fossero nove ministri siciliani e nessun lombardo, non si troverebbe nessuno in Lombardia a sostenere che non conta la provenienza territoriale.

Occorre sempre rispondere con la massima determinazione altrimenti non si otterranno mai i risultati che ci sono dovuti.

E occorre soprattutto che si avvii da subito il percorso per la nascita di un movimento sicilianista forte come in Sardegna, in Catalogna, in Corsica, in Scozia e in tante nazioni europee.

Non un movimento estremista e residuale, ma un movimento radicato che parta prima di tutto dalle esperienze politiche che hanno il loro cuore e la loro base in Sicilia e che non rispondono a partiti nazionali e che si apra a chiunque si dichiari disponibile.

Due sono i movimenti politici che rispondono a queste caratteristiche e che hanno una presenza all’Assemblea Regionale Siciliana: Diventerà Bellissima (che ha un’importanza straordinaria essendo il movimento che esprime il Presidente della Regione) e Attiva Sicilia. A questi va aggiunto il Movimento per la Nuova Autonomia (ex Mpa) che ha stipulato un’alleanza di tipo solo federativo con la Lega e l’Unione dei Siciliani (movimento che in questi anni ha lanciato tutte le più importanti iniziative sicilianiste e che ha come Presidente onorario Gaetano Armao).

Va infine considerato che fuori dall’ambito istituzionale vi sono alcuni gruppi sicilianisti, sia storici, sia di nuova formazione e rivolti alle giovani generazioni, che hanno dimostrato la volontà di partecipare ad un movimento sicilianista di massa.

Si avvii da subito un tavolo di confronto tra queste forze e si chieda al Presidente Musumeci di assumerne la guida, all’interno di un’alleanza strutturale con il centrodestra preso atto dell’impossibilità di dialogo con la politica centralista del centrosinistra italiano.

La legislatura attuale è stata quella della riparazione degli innumerevoli danni fatti dal Governo Crocetta e della ristrutturazione economica.

La prossima dovrà essere quella della Sicilia che pretende tutti i suoi diritti: dalla parità infrastrutturale alla fiscalità di vantaggio, dalla compensazione degli svantaggi derivanti dall’insularità all’attuazione integrale dello Statuto dell’Autonomia.

Tutto questo ha bisogno di un movimento sicilianista forte e consapevole delle sue possibilità.

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