/// Invia un contenuto >>

VESPRI SICILIANI ANNIVERSARIO 739

31 Marzo 2021

Francesco Cimò

Ricostruire la memoria per avere diritto al futuro

Il 30 marzo 1282 hanno avvio i Vespri Siciliani, la rivolta della Sicilia contro il dominio e l’oppressione straniera francese (la “mala segnoria”, così definita da Dante nell’ottavo canto del Paradiso) .

Tutto cominciò a Palermo, all’ora dei vespri del Lunedì dell’Angelo del 1282, sul sagrato della chiesa del Santo Spirito.

Secondo una ricostruzione, probabilmente un po’ romanzata, a  generare l’episodio fu la reazione al gesto di un soldato dell’esercito francese che si era rivolto in maniera irriguardosa a una giovane nobildonna accompagnata dal consorte, mettendole le mani addosso con il pretesto di doverla perquisire. A difesa di sua moglie, lo sposo riuscì a sottrarre la spada al soldato francese e a ucciderlo. Tale gesto costituì la scintilla che dette inizio alla rivolta.

Per tutta la sera e la notte partì la caccia ai francesi che in breve dilagò per tutta l’isola.

Si racconta che i siciliani, per individuare i francesi che cercavano di nascondersi e di camuffarsi con i locali, chiedessero loro di pronunciare la parola “ciciri” (ceci) che per i francesi è impronunciabile in modo corretto.

In realtà la ribellione fu organizzata dagli esponenti più illustri della nobiltà siciliana in difesa dell’indipendenza dell’isola che aveva all’epoca già più di 150 anni.

Sono passati 739 anni da allora e quest’anno in Sicilia non vi è stata alcuna celebrazione di rilievo, come invece è successo spesso negli anni passati.

Probabilmente la colpa è della pandemia e della crisi generale che stiamo vivendo, ma senza la capacità di ricordare la propria storia si perde il diritto al futuro.

Il 3 aprile di quell’anno, durante la rivolta dei Vespri, fu adottata per la prima volta la nostra bandiera giallo rossa con al centro la Triscele. E quasi nessuno purtroppo lo ricorderà ai nostri studenti nelle scuole siciliane.

La parola d’ordine e il saluto di quei giorni era il termine ANTUDO che pare fosse l’acronimo di “Animus Tuus Dominus” ossia “il coraggio è il tuo signore”.

Ed è questo che ancora una volta vogliamo augurare alla Sicilia che ne continua ad avere bisogno: ANTUDO.

/// Prima pagina

/// Articoli correlati

Il tuo contenuto è stato inviato correttamente.
Riceverai l'url da condividere dopo la pubblicazione