In Sicilia e al Sud il rischio di morire nel primo anno di vita è del 50% più alto

Se nasci in Sicilia o comunque in una regione meridionale il rischio di morire prima del raggiungimento di un anno d’età è superiore del 50% rispetto a un coetaneo che vive nel Centro Nord.
E le differenze diventano ancora più evidenti per i figli di genitori stranieri (+100%).
Nelle regioni del Sud vi sono stati il 35,7% di tutti i nati, ma i decessi neonatali e infantili sono stati il 48% rispetto a quelli avvenuti in tutta Italia.
La Sicilia, la Calabria e la Campania sono state quelle con i tassi più elevati.
La percentuale resta, è vero, infinitamente più bassa di quella di un bambino di un Paese povero del mondo, ma questa enorme diseguaglianza tra le regioni italiane colpisce moltissimo.
E non è l’unica.
Lo stesso bambino siciliano o meridionale ha una probabilità più alta del 70% di dover recarsi in un’altra regione per curarsi.
Queste disparità si evidenziano in recenti ricerche condotte dalla Società italiana di pediatria (Sip). E la pandemia ha accentuato queste disparità di partenza.
“L’idea che nascere e vivere in un particolare territorio del nostro Paese – afferma la presidente della Società italiana di pediatria, Annamaria Staiano, – possa offrire una maggiore o una minore probabilità di cura e di sopravvivenza semplicemente non è accettabile. Questi dati ci mettono di fronte alla necessità di esigere un cambiamento, una repentina inversione di rotta.”
Fin qui sembrano soltanto parole, ma proviamo a renderle più concrete.
Se nel solo 2018 la Sicilia e il Sud avessero avuto lo stesso tasso di mortalità infantile del Centro-Nord, ben 200 bambini sarebbero sopravvissuti.
La diseguaglianza produce ingiustizie e fa morire bambini.




